maternità, racconti

Cara Livia, hai fame? Vi racconto la mia esperienza con l’allattamento

Quando ho iniziato a scrivere l’articolo riguardo i miei must have dei primi 5 mesi, avevo dato per scontato che avrei inserito un paragrafo dedicato a tutti quegli oggetti possono essere inclusi nella sfera “allattamento” sia al seno che artificiale. Tuttavia, più scrivevo, più mi rendevo conto che non avrei potuto e voluto semplificare una fase così importante della maternità in un paragrafo di seicento parole, limitandomi alla descrizione della mia lista degli acquisti.
Così ho mandato uno dei miei (nostri!) messaggi vocali a Maria Chiara mettendola al corrente che il programma era cambiato:
avrei dedicato un intero articolo all’allattamento, mettendo da parte i must have e raccontando la mia esperienza, che mi sento di condividere e che sapevo sarebbe stato catartico scrivere!

Fin da prima di partorire, mi era stato chiaro che l’argomento allattamento fosse uno tra i più delicati nella sfera maternità: un hot topic, non sempre facile da trattare, perché, come spesso accade su Internet, dà adito a discussioni, prese di posizioni se non addirittura litigi tra internaute, che si scagliano l’una contro l’altra. Lungi da me quindi l’intenzione di schierarmi o di creare un post “manifesto” di un pensiero.
La mia è una narrazione, il racconto di un’esperienza personale ricca di sentimenti contrastanti, scelte non sempre facili, di lacrime, orgoglio, sconforto e soddisfazioni.

Non mi resta quindi che partire dal principio, da quell’incredibile 23 maggio 2018, primo giorno della mia nuova vita da mamma…buona lettura!

io

Ci sono frazioni di secondo, istanti di quell’incredibile giorno che è il giorno del parto, che ricordo come fossero ieri. Se chiudo gli occhi riesco a ricordare l’ansia, la paura, il freddo, quel senso di confusione dato da anestesia (Livia è nata con cesareo a causa della posizione podalica) e emozione, e l’assenza di parole, che mi mancavano, dall’instante incredibile in cui me l’hanno mostrata, appena tirata fuori dalla mia pancia.

Conclusa l’operazione, quando sono stata spostata nella stanza dedicata al post partum, Livia è stata adagiata sul mio torace e sono stata invitata a darle il seno.

Ma come si faceva? Come si allattava?

Cercavo un libretto di istruzioni che non c’era, ma un attimo dopo la natura e l’istinto mi avevano trascinato fuori da quel groviglio di domande.

Quel primo contatto è stato l’inizio di una storia che, come dicevo, ha avuto degli incredibili alti e bassi.

La montata lattea è arrivata 48 ore dopo il parto, durante la notte.  E la mattina seguente…

Amore, perdo latte!

Ero felice perché il latte era arrivato! E pensare che prima di rimanere incinta, ma anche durante la gravidanza, ero terrorizzata e anche parecchio impressionata dall’idea di “produrre” latte! E invece eccomi là, non riuscivo neanche ad alzarmi bene dal letto per via dei punti, ma ero fiera e sicura di me perché potevo e riuscivo a nutrire mia figlia, nonostante fossi ancora un po’ impacciata.
Il giorno delle dimissioni dall’ospedale, la pediatra che effettuava la visita di controllo mi aveva addirittura chiesto se fossi al secondo figlio, vista la disinvoltura con cui io davo il seno e Livia si attaccava.

Le primissime settimane sono andate bene, nonostante i punti che ancora tiravano. Non allattavo a richiesta (come in realtà mi avevano consigliato di fare in ospedale), ma ad intervalli di 3-4 ore. Mi ero organizzata: avevo un quadernino dove segnavo gli orari e i tempi della poppata e una tabella per monitorare il peso settimanalmente. Accanto alla “postazione poppata” avevo sistemato una scatola con tutto quello che mi serviva: fazzoletti, coppette assorbilatte, tutti i prodotti per la disinfezione e la cura del seno. Questo ordine, questa “tabella di marcia” oggi mi sembra fin troppo rigida ed esagerata, ma in quelle settimane mi faceva sentire bene, non in balia degli eventi.
Nonostante le difficoltà delle primissime settimane, l’allattamento stava andando bene. Fino a quando…

Intorno al mese e mezzo di vita ho cominciato a notare che allattare la sera diventava sempre più complesso: Livia non si saziava mai, mangiava intorno alle 20.00 e appena un’ora dopo cercava nuovamente il seno. Il “teatrino” dell’allattamento serale andava avanti senza interruzioni fino alle 23,00 quando, sfinite, crollavamo entrambe. Sotto consiglio del pediatra avevo anche introdotto l’allattamento a richiesta, per aumentare la produzione di latte ma niente, quello che ho avevo ottenuto era stato solo un dolorosissimo ingorgo.

Più i giorni passavano più la situazione peggiorava. E il latte artificiale? Lo volevo evitare il più possibile, sentivo che nell’istante in cui Livia avesse assaggiato una goccia di latte in formula avrei mandato all’aria tutti gli sforzi di quei giorni. E così, perseveravo. Tuttavia anche la crescita in peso di Livia stava rallentando, e quindi i miei sforzi stavano pian piano diventando vani, o quasi.

Alla fine ho tentato con il latte artificiale, ma seguendo una strada che sapevo sconsigliata, ma che allora reputavo la migliore da percorrere: la doppia pesata. Allattavo Livia, vedevo quanto prendeva (di solito la metà di quello che avrebbe dovuto, triste prova che il latte scarseggiava) e “integravo” con il latte artificiale quello che mancava. Il problema? Livia non ne voleva sapere del biberon dopo la poppata.
Questa storia è andata avanti per circa un mesetto, fino a quando ho deciso di sostituire del tutto alcune poppate con un biberon di solo latte artificiale ottenendo risultati di gran lunga migliori: Livia prendeva senza problemi il biberon di solo latte artificiale e soprattutto si saziava con la poppata al seno, riuscendo io a “ricaricarmi” meglio.
Ho smesso di allattare circa un mese e mezzo prima dell’inizio dello svezzamento (avvenuto intorno ai 5 mesi e mezzo) quando avevo iniziato a notare che Livia guardava i nostri piatti sempre più incuriosita e contemporaneamente non cercava più il seno, soprattutto la notte.
E’ stato un processo graduale, dove finalmente mi sentivo “padrona” delle mie decisioni.

Che ricordo ho oggi di quel periodo?

Da una parte il ricordo di lei attaccata a me è splendido, dolce, pieno di amore. Mi manca darle il seno, e se avessi potuto avrei continuato.
Non ho sensi di colpa, perché ho fatto di tutto affinché la produzione non finisse troppo presto: bevuto litri e litri d’acqua, preso integratori, mangiato minestre e brodazze in piena estate.

Ma dall’altra l’amaro c’è: c’è perché nella fragilità di neomamma spesso non ho saputo imporre il mio istinto sui “dovresti” altrui. Quella fase è stata tutta un dovresti fare così per aumentare il latte e un non dovresti fare colà sennò il latte va via. Tutti consigli non richiesti che invece di aiutare hanno minato la sicurezza e creato frustrazione.

Ma le esperienze insegnano, e se ci sarà un/una numero 2 sono certa non farò lo stesso errore, e, pur a costo di dare una risposta acida, sceglierò io quando e come allattare, seguendo i consigli di solo e unico saggio: l’istinto materno!

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